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venerdì 18 giugno 2010

Letture e ricordi... Essere prof...

Il consiglio di lettura di oggi è un po' speciale, legato ai ricordi... un giorno di scuola di qualche anno fa ho scorto una mia alunna piangere, all'ultimo banco... Il giorno dopo, in risposta a quel pianto, le ho portato le fotocopie di qualche pagina del mio libro preferito, Lettere ad un giovane poeta, di Rainer Maria Rilke.
Anni dopo, le parole di quel libro (e non solo) mi sono tornate, come commento ad un post, un commento che mi ha commosso e scaldato il cuore:

Mio caro Friedrich, ho dovuto fare l’esperienza che non c’è davvero nulla di più arduo che amarsi. È un lavoro, un lavoro a giornata, Friedrich, a giornata. Com’è vero Dio, non c’è altro termine. Come se non bastasse, i giovani non sono assolutamente preparati a questa difficoltà dell’amore; di questa relazione estrema e complessa, le convenzioni hanno tentato di fare un rapporto facile e leggero, le hanno conferito l’apparenza di essere alla portata di tutti. Non è così. L’amore è una cosa difficile, più difficile di altre: negli altri conflitti, infatti, la natura stessa incita l’essere a raccogliersi, a concentrarsi con tutte le sue forze, mentre l’esaltazione dell’amore incita ad abbandonarsi completamente...
... Prendere l’amore sul serio, soffrirlo, impararlo come un lavoro: ecco ciò che è necessario ai giovani. La gente ha frainteso il posto dell’amore nella vita: ne ha fatto un gioco e un divertimento, perché scorgono nel gioco e nel divertimento una felicità maggiore che nel lavoro; ma non esiste felicità più grande del lavoro, e l’amore, per il fatto stesso di essere l’estrema felicità, non può essere altro che lavoro. Chi ama deve cercare di comportarsi come se fosse di fronte a un grande compito: sovente restare solo, rientrare in se stesso, concentrarsi, tenersi in pugno saldamente; deve lavorare deve diventare qualcosa”.

(Da una lettera del poeta Rainer Maria Rilke ad un giovane amico)

...è un insegnamento davvero grande, del quale ho fatto tesoro e per questo la ringrazio!
Conservo ancora le fotocopie di alcune pagine di quel libro, che lei mi diede in quarta (dal quale, poi, è tratto il mio intervento) e che ora credo di riuscire a leggere con occhi diversi e, forse, lo spero, con mente più matura. Ho ancora molto da imparare e penso che questo sia valido per ogni persona, perchè non si è mai arrivati, perchè è un cammino lunghissimo, stupendo, che porterà ognuno alla realizzazione di se stesso.

Volevo lasciare alcune parole di Baden Powell, fondatore dello scoutismo, personaggio che ammiro molto.

"Ricorda che sei tu, sei tu quello che deve vivere la sua vita e se ci vuoi riuscire devi essere tu a guadagnartela. Nessun altro può farlo per te. Guida te stesso con la tua canoa, non contare sull'aiuto degli altri.
Incontrerai sulla tua rotta difficoltà e pericoli, banchi e tempeste, ma senza avventura la tua vita non avrebbe successo. Se saprai manovrare con cura, navigando con gioiosa persistenza, non c'è ragione perchè il tuo viaggio non debba essere un completo successo".

con affetto
Franci

Ancora grazie, Francesca...

3 commenti:

  1. guida da solo la tua canoa... è uno degli insegnamenti di BP il fondatore degli scout.
    inutile dirti che è quello in cui credo anch'io

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  2. amo Rilke, all'Università ho fatto un esame su di lui ma non conoscevo queste lettere,
    devo assolutamente rimediare perché gli stralci che hai proposto racchiudono il pensiero di una vita e ti ringrazio per questo regalo..

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  3. Se a volte ti chiedi perchè fai il tuo lavoro...ecco la risposta.

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